Archivio per la categoria ‘commercio’

Claudio dà i numeri…

23 Dicembre, 2008

caporale di Claudio Caporale

Mentre abbiamo chiuso la mobilità COIN non senza sofferenze, con un soddisfacente accordo che scongiura la chiusura del punto vendita e riduce di 15 unità un organico complessivamente formato da 32 persone, con la riduzione degli spazi commerciali di circa il 40%;si aprono infiniti scenari sulla già anticipata crisi, così che sotto gli occhi di tutti si riduce drasticamente il volume d’affari di buona parte dei negozi udinesi, anche se……..
Frena per il quarto mese consecutivo la dinamica salariale in Italia. A novembre, segnala l’Istat, le retribuzioni sono aumentate dello 0,1% su base mensile per un incremento tendenziale del 3,5% che si confronta con il +3,6%, il +4,1% di settembre e il picco del 4,3% toccato a luglio. Il dato resta comunque superiore all’inflazione, cresciuta a novembre del 2,7%. Nei primi undici mesi dell’anno i salari sono aumentati del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2008. (continua…)

Scricchiola l’obbligo del lavoro domenicale?

25 Novembre, 2008

ilmanifesto

Il boomerang degli accordi separati
di Piergiorgio Alleva (articolo apparso su il Manifesto del 23.11.2008)

L’unità sindacale non c’è più. In questi giorni ne è giunta la prova provata: la sottoscrizione da parte di Cisl e Uil di importanti contratti collettivi separati: il Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) del Commercio, quello dei dipendenti statali; la probabile sottoscrizione di Cisl, Uil di un intesa-quadro sul «come fare» i futuri contratti che sarebbe quindi «la madre di tutti gli accordi separati».
Come è stato evidenziato nell’interessante iniziativa promossa dall’«Associazione di politiche sociali» affiliata al Crs e in collaborazione con il manifesto per comprendere la gravità del problema è bene porsi la domanda: «perché tanto scandalo e tanto allarme per gli accordi separati?». «Perché un sindacato, di minoranza, non potrebbe firmare un accordo per sé, anche se gli altri sindacati vorrebbero qualcosa di diverso?». Stante l’inattuazione dell’art. 39 Cost. infatti, gli attuali contratti riguardano solo gli iscritti ai sindacati stipulanti, con la conseguenza che i sindacati dissenzienti restano liberi di fare il «loro» contratto per i loro iscritti. La risposta è che queste sono solo finzioni giuridiche e che quella del contratto collettivo applicabile solo agli iscritti al sindacato stipulante è un’ipocrisia, perché non è mai accaduto che un datore o un’organizzazione datoriale abbia firmato più di un contratto collettivo. La parte datoriale firma un solo contratto e poi lo applica in concreto a tutti i lavoratori. Quindi il primo sindacato che accetta di stipulare un contratto «al ribasso» «fa legge» per tutti i lavoratori di quel settore, anche iscritti a altri sindacati o non iscritti. Essi senza mai esser interpellati si ritrovano applicato quel contratto e finiscono con rassegnarsi a ricevere un beneficio irrisorio, che è, rispetto al nulla, il meno peggio. In realtà è la stessa parte datoriale a scegliere l’interlocutore sindacale più accomodante e fa passare il «rinnovo» contrattuale che più le conviene. E’ una situazione sfacciatamente antidemocratica alla quale è stato posto un rimedio solo per il settore pubblico con il principio della rappresentatività maggioritaria (misurata sugli iscritti e sui risultati elettorali delle Rsu) per la validità del contratto collettivo. Nel settore privato siamo all’«anno zero», e il problema è emerso con gli accordi separati sopra ricordati. Così il contratto collettivo del commercio ha previsto, a fronte del mediocrissimo aumento salariale di 150 euro lordi in tre anni, la mano libera sugli orari e tempi di lavoro, a cominciare dalla introduzione massiccia del lavoro domenicale, che viene imposto a tutti i lavoratori anche se i sindacati firmatari ne rappresentano una minoranza. (continua…)

Beautiful day

21 Novembre, 2008

La Filcams del Friuli Venezia Giulia alla grande manifestazione di Roma (sabato 15 novembre 2008).

Le foto di Roma (15.11.2008)

19 Novembre, 2008

Martini spiega lo sciopero

12 Novembre, 2008
Martini con Epifani
Martini con Epifani

DICHIARAZIONE DI FRANCO MARTINI, SEGRETARIO GENERALE FILCAMS-CGIL, SULLO SCIOPERO GENERALE DEL SETTORE TERZIARIO, DISTRIBUZIONE E SERVIZI, DEL 15 NOVEMBRE 2008

Con lo sciopero del 15 novembre le lavoratrici ed i lavoratori del settore TDS (Terziario, Distribuzione e Servizi) proseguono la loro mobilitazione per respingere i contenuti dell’accordo separato per il rinnovo del Ccnl, siglato a luglio da Confcommercio, Confesercenti e Cisl e Uil di categoria.
La Filcams Cgil non ha sottoscritto quell’intesa perché peggiorativa delle normative vigenti. In particolare, sul lavoro domenicale, l’intesa separata recepisce sostanzialmente le richieste della controparte. Da tempo, infatti, Confcommercio e Confesercenti inseguivano la modifica della norma contrattuale, che affida al secondo livello di contrattazione, quella aziendale e territoriale, il compito di concordare i calendari delle aperture domenicali. Tale procedura è solo formalmente mantenuta nell’intesa separata, che individua nei quattro mesi successivi all’intesa stessa il periodo entro il quale esercitare tale funzione. In realtà, quell’intesa sancisce di fatto l’obbligatorietà della prestazione lavorativa alla domenica, prevedendo, inoltre, un peggioramento del trattamento normativo, con un forte risparmio per le aziende ed una riduzione del trattamento salariale per i lavoratori per i quali non potrà essere agita la contrattazione di secondo livello.

Altrettanto negativo è il giudizio della Filcams sulla soluzione individuata per gli apprendisti, poiché scarica sulla fascia più debole la riduzione dei costi da parte delle aziende, alimentando una divisione fra vecchi e nuovi assunti.

La Filcams non è contraria al lavoro domenicale in quanto tale, questa è solo una rappresentazione grottesca della realtà. La Filcams combatte l’idea e la pratica di un regime degli orari nel commercio in balia della liberalizzazione delle aperture, voluta dagli Enti Locali e della mano libera delle aziende, soprattutto nella grande distribuzione, perché non può che produrre un peggioramento delle condizioni di lavoro.

Non è scaricando sul fattore lavoro che le imprese della distribuzione e l’intero settore potranno rispondere alla crisi in atto. L’iniziativa della Filcams intende per questo essere parte della mobilitazione lanciata dalla Cgil a sostegno della piattaforma contro la crisi, che nel settore si manifesta con particolare gravità per effetto del crollo dei consumi.
La crisi del settore si combatte, da un lato, difendendo il potere d’acquisto dei redditi da lavoro e da pensioni, per favorire il rilancio dei consumi; dall’altro, ammodernando il settore, la sua rete distributiva, la qualità dei prodotti, attraverso gli indispensabili processi innovativi delle aziende ed il ri-orientamento dei consumi, rispettoso anche della sostenibilità dello sviluppo. Per questa via, inoltre, è possibile favorire una politica dei prezzi estranea alle manovre speculative.

Lo sciopero generale del settore, dunque, si propone di respingere il tentativo di dividere la categoria e le organizzazioni sindacali, voluto da Confcommercio e Confesercenti, rilanciando il ruolo della contrattazione e su questo terreno ricostruire le condizioni per l’azione unitaria dei sindacati.

La nuova legge del commercio in pillole

3 Novembre, 2008

Queste le principali novità previste dalle modifiche alla Legge 29/05, approvate giovedì scorso dal Consiglio Regionale, che andranno in vigore dal 2009:

- riduzione massiccia delle deroghe attualmente previste (compresa quella che permette ai negozi a prevalenza alimentare di aprire liberamente) e regole uguali in tutta la regione, con la quasi totale eliminazione dei comuni turistici proliferati negli anni scorsi (identificati, ora, come tali solo Grado e Lignano Sabbiadoro);
- viene ribaltato il concetto di deroga: da sempre aperto con deroga alle chisure a sempre chiuso con deroga alle aperture;
- deroghe di apertura: i negozi potranno aprire tutte le domeniche/festività di dicembre + 25 domeniche/festività, decise da ogni azienda, nel corso dell’anno;
- chiusura obbligatoria, in ogni caso, delle seguenti festività: 1 gennaio, 6 gennaio, Pasqua. Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1 novembre, Natale, Santo Stefano;
- le deroghe alle aperture non troveranno limite nelle località turistiche (Grado e Lignano S.), nei centri storici di tutti i comuni e negli esercizi con superficie di vendita inferiore ai 400 mq;
- abolizione della distinzione fra negozi di alimentari e non-alimentari.

Si tratta senz’altro di un importante miglioramento della normativa rispetto alla precedente legge Illy-Bertossi che arrivava a prevedere fino a 52 domeniche di apertura all’anno.
Dunque, la lotta sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio, alla fine, ha pagato!

Verso lo sciopero generale

3 Novembre, 2008

Prosegue con intensità la preparazione della manifestazione nazionale che il 15 novembre porterà a Roma i dipendenti del settore terziario-dstribuzione-servizi, nella giornata di sciopero proclamato dalla Filcams Cgil. L’accordo separato per il rinnovo del contratto, firmato da Confcommercio e Confesercenti con Fisascat Cisl e Uiltucs Uil è all’origine dell’iniziativa. La Filcams, fin dal primo momento della firma separata, ha contestato innanzitutto il metodo, che esclude l’organizzazione più rappresentativa del settore, senza possibilità di verificare il contenuto dell’intesa nel rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori. La prassi delle intese separate, purtroppo, va sempre più diffondendosi, segnalando lo stato di crisi dei rapporti unitari tra i sindacati. Troppo facile, però, è accusare la Cgil di ostinata propensione all’isolamento, troppo semplice è definire il suo segretario generale “signor no”, rifiutando sistematicamente l’introduzione della più elementare norma democratica, che chiarirebbe a nome e per conto di chi i sindacati si arrogano il diritto di firmare (o non firmare). Il tema della democrazia e della rappresentanza, dunque, il tema delle regole deve necessariamente essere risolto, altrimenti l’accusa alla Cgil “che fa politica e non sindacato” non può che ritorcersi contro chi la lancia, se tale esercizio accusatorio avviene in un quadro di “immunità”, cioè, senza la necessaria verifica democratica sulla rappresentatività. (continua…)

Approvata la nuova legge regionale del commercio

31 Ottobre, 2008

Dal sito del Consiglio Regionale del FVG la cronaca della discussione, fino all’approvazione finale, della nuova legge sul commercio.

CR:riforma commercio, relatore maggioranza Asquini (GM)

29 Ottobre 2008, ore 17:30

(ACON) Trieste, 29 ott – ET – Con gli interventi dei relatori è iniziato l’esame dei provvedimenti di riforma della normativa sul commercio. Roberto Asquini (Gruppo Misto), nella relazione (che ha dato per illustrata) mette in evidenza come negli ultimi anni ci sia stata una drastica accelerazione sugli orari, che è sembrata a tratti inopportuna, ma sicuramente in linea con il mercato. Un passo indietro sulla liberalizzazione ha fatto sorgere diversi dubbi,ma bisogna tenere conto anche della sovra offerta commerciale -penalizzante per gli operatori più tradizionali della regione – e del diritto al riposo. La scelta è stata di semplificare il quadro normativo e di eliminare le infinite deroghe derivanti dalla definizione di comune turistico. Oggi solo due sono i comuni a economia turistica: Grado e Lignano. Finisce anche la distorsione della concorrenza, dovuta all’attrattiva che hanno i centri commerciali che possono investire in azioni pubblicitarie molto forti e spostare le persone da un lato all’altro della regione,sfruttando un’eventuale maggiore possibilità di apertura oraria. Per Asquini, la concorrenza è a livello regionale e così va risolta, senza sollevare eccezioni per collocazione geografica,confine o altro. Con la riforma si favorisce l’ottimizzazione delle aperture e la resa economica per gli operatori dovuta all’autoregolamentazione con un sistema di aperture a scelta, nel limite massimo delle 25domeniche (insieme alle 4 di dicembre). Si potranno così concordare aperture a rotazione, almeno nelle domeniche di minore interesse commerciale. Asquini si augura dunque che la norma, che difficilmente potrà essere definitiva, porti a una solida collaborazione tra gli operatori di settore, utile quando le leggi sugli orari diventeranno, sotto la spinta delle richieste del mercato, un ricordo.

CR: riforma commercio, relatore minoranza Baiutti (PD)

29 Ottobre 2008, ore 17:34

(ACON) Trieste, 29 ott – ET – Il relatore di minoranza, Giorgio Baiutti (PD), ha introdotto la sua argomentazione con una lettera di un negoziante udinese dei primi del Novecento, scontento – già allora – per le chiusure domenicali e i danni che derivavano. Nel complesso le modifiche alla legge regionale sul commercio, la numero 5 del 2005, intervengono in grossa parte per obbedire ai pronunciamenti del TAR e della Corte costituzionale, oltre che alle direttive europee sulla concorrenza. Baiutti ha fatto un quadro riepilogativo della normativa specificando che la legge Bertossi ha dato un impianto organico alla legislazione regionale sul commercio per alcuni aspetti incoerente. In base a questa la Regione conservava la competenza sul rilascio delle autorizzazioni di superficie coperta sopra i15 mila metri quadri, delegando ai Comuni il resto. Il regolamento regionale per la media e grande distribuzione, approvato nel 2005, è intervenuto sul piano emanato dal precedente assessore Dressi ridimensionandolo e considerando di più, così Baiutti, i riflessi per le grandi marche che potevano insediarsi anche oltre confine una volta che questo era caduto. Il relatore ha portato anche l’esempio del Veneto, che ha concentrato su ampi tratti del Corridoio V zone commerciali di sicura attrattività per l’utenza extraregionale. Un obiettivo inseguito anche dal Friuli Venezia Giulia, che oggi ha metrature autorizzate non abnormi nell’udinese rispetto alle regioni limitrofe. Le realtà confinarie avrebbero bisogno di un trattamento particolare, vista la presenza in Slovenia di grossi centri commerciali. Non si accettano diminuzioni del numero di domeniche di apertura,sussistono rischi di contrazione delle vendite e del numero di contratti di lavoro legati all’impiego nei fine settimana. Baiutti evidenzia come anche i Comuni sui cui territori ci sono i grandi centri commerciali hanno trovato un’intesa con i sindacati e le associazioni di categoria per fissare a 29 le domeniche di apertura. Da questo, ammette il relatore di minoranza, è anche partita la mediazione contenuta nel provvedimento in Aula. La questione delle aperture festive stenta a trovare un generale accordo da sempre, specie delle zone che si vedono minacciate dalla concorrenza transfrontaliera. Il PD condivide alcune parti ddl: il prolungamento di un anno della validità del regolamento per la grande distribuzione e il superamento della differenziazione normativa tra settore alimentare e quello non, le disposizioni sui saldi e la semplificazione delle procedure, gli incentivi e gli strumenti di finanziamento, come anche la cancellazione della pletora di comuni turistici. Bene anche la conferma delle aperture di tutte le attività commerciali al di sotto dei 400 metri quadri e la deroga permanente per quelle inserite nelle zone A e nei centri storici. Manca invece un piano di sostegno concreto al piccolo commercio, per i subentri generazionali, gli ammodernamenti e la riqualificazione dei centri storici.

CR: riforma commercio, relatore maggioranza Franz (LN)

29 Ottobre 2008, ore 17:54

(ACON) Trieste, 29 ott – MPB – “Disposizioni su orari e giornate di chiusura degli esercizi commerciali rappresentano tuttora il cuore del dibattito – ha affermato il relatore di maggioranza Maurizio Franz (LN) in merito al disegno di legge di riforma del commercio ricordando l’accesa discussione sviluppatasi intorno all’argomento e auspicando il raggiungimento della più ampia intesa possibile. Inadeguata – per Franz – l’attuale normativa essendo sbagliata l’impostazione di fondo per cui gli esercizi commerciali, di norma, non osservano le chiusure domenicali e festive potendo restare sempre aperti, salvo accordo in sede di Conferenza dei Comuni sul numero di chiusure. Purtroppo è accaduto che questo organismo non solo non raggiungesse una posizione comune ma neppure il numero legale per deliberare, determinando una totale assenza di regole cui si aggiungono – ha annotato il relatore -le deroghe per gli esercizi alimentari e il nutrito elenco di località turistiche non soggette ad alcuna restrizione, sebbene di turistico abbiano ben poco. Con il testo della Giunta, invece, si inverte il principio di partenza per cui, di norma, nei festivi gli esercizi commerciali sono chiusi. Si elimina la Conferenza dei Comuni e il complicato sistema degli Ambiti territoriali; si cancella la distinzione fra esercizi alimentari e non alimentari che aveva determinato anche l’intervento del TAR; si ridimensiona l’elenco delle località turistiche limitandolo a quelle che basano la loro economia su tale peculiarità; si prevede la deroga per gli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa dei centri storici. Anche se la Lega puntava a 20 aperture domenicali, per senso di responsabilità si è deciso di appoggiare la proposta della Giunta che ne prevede 29 e, viste le istanze provenienti da mondo produttivo e sindacati, per i quali possono essere sufficienti 24 aperture annuali, auspichiamo si giunga a una mediazione – ha aggiunto, sottolineando novità del testo tese a snellire il settore: soppressione dell’istituto della riabilitazione per la sussistenza dei requisiti morali (basta il provvedimento di chiusura del fallimento); liberalizzazione dei saldi la cui determinazione è demandata all’esercente entro determinati periodi dell’anno; via l’obbligo di comunicazione preventiva per vendite promozionali e di liquidazione; eliminazione del parametro della programmazione numerica nel settore della somministrazione. Più problematico eliminare le distanze minime obbligatorie tra le rivendite della stampa quotidiana e periodica, per il calo di vendite che si registra e che rende opportuno prevedere criteri di elaborazione dei Piani comunali di localizzazione dei punti vendita. Poi c’è il potenziamento dell’Osservatorio regionale sul commercio che deve monitorare gli esercizi commerciali con superfici coperte superiori a 15.000 mq, raccogliere dati e informazioni per ottimizzare l’uso del territorio e assicurare la compatibilità urbanistico ambientale, acquisire dati e informazioni sul mercato del lavoro nel settore commerciale e sulla situazione dell’intero comparto. Prevista inoltre una moratoria che proroga la validità della pianificazione urbanistico-commerciale con riferimento alle medie e grandi strutture di vendita. Per continuare a sburocratizzare, ha concluso Franz, ci riserviamo di proporre l’eliminazione dell’obbligo di dichiarazione di inizio attività per l’installazione successiva alla prima di apparecchi automatici per la vendita al dettaglio e la somministrazione di alimenti e bevande effettuata dal medesimo operatore nello stesso Comune, visto che il sussistere dei requisiti morali e professionali è accertato con la prima dichiarazione di inizio attività e gli operatori devono comunque rispettare le normative igienico-sanitarie e sono soggetti a costanti controlli. Necessario invece, per la soppressione del Registro esercenti il commercio, introdurre requisiti professionali più stringenti, collegandoli all’effettiva preparazione nell’ambito della somministrazione di alimenti e bevande.

CR: riforma comm., relatore maggioranza Santin(PdL) e fine lavori

29 Ottobre 2008, ore 18:05

(ACON) Trieste, 29 ott – DT – “Una proposta seria, sensata,rispettosa del territorio e degli attori coinvolti, in grado di sfruttare nel miglior modo possibile l’autonomia di cui la nostra Regione dispone”. E poi: “Sono certo che alla fine la responsabilità di chi fa parte della maggioranza prevarrà su tutte le questioni negative fin qui evidenziatesi”. Paolo Santin (PdL) ha riassunto così il disegno di legge di riforma sul commercio e le polemiche che lo hanno accompagnato, specificando che, comunque, “non è pensabile che si possano estendere ulteriormente le aperture festive previste oltre a quanto definito in Commissione dove, peraltro, già si è arrivati a licenziare un testo che va oltre rispetto al programma elettorale del centrodestra presentato ai cittadini”. “Si è saliti, infatti, dalle 20 aperture festive alle 29 – ha fatto notare – perché si è voluto tenere conto delle esigenze delle province di Gorizia e Trieste (per la vicinanza con la Slovenia), delle necessità dei lavoratori del settore (nelle Regioni ordinarie vige la norma nazionale che prevede venti festività di apertura), nonché delle indicazioni delle associazioni di categoria e dei consumatori. In questo modo non facciamo altro che adeguare le esigenze degli operatori commerciali con quelle della tutela del lavoro e della salvaguardia di un modello sociale e familiare che pone in primo piano la qualità delle relazioni personali e, in particolare, il rapporto affettivo con i propri cari”. Nello specifico, ha spiegato, l’articolato elimina la negativa esperienza della Conferenza dei Comuni, fa scomparire la distinzione fra alimentare e non alimentare per quanto riguardagli orari e parifica il trattamento degli esercizi inferiori ai 400 mq a prescindere dalla loro localizzazione. Si fa anche pulizia, ha annotato Santin, di quell’assurdo elenco di Comuni turistici (dove turistico assumeva a volte il significato di Comune sponsorizzato dal punto di vista commerciale), individuando come tali solamente Grado e Lignano e lasciando la massima libertà – oltre che a questi due – a tutti i Municipi per quanto concerne le aperture nei centri storici e a tutti i piccoli imprenditori (quindi, esercizi fino ai 400mq) ovunque e in qualunque Comune della regione. E poi c’è la nuova disciplina dei saldi, che assegna la definizione del periodo in cui effettuarli alla scelta autonoma dell’imprenditore, tenuto solamente a rispettare gli spazi temporali definiti per legge. Altre semplificazioni comportano meno vincoli temporali alle vendite promozionali, riduzione della burocrazia nelle vendite straordinarie, una disciplina diversa nella distribuzione della stampa quotidiana e periodica. Contemporaneamente, si vuole rendere più propositiva la Regione potenziando l’Osservatorio regionale del commercio, mentre merita menzione anche l’articolo dedicato al sostegno alle imprese che consentirà loro di superare il divieto di cumulo fra gli incentivi regionali per le attività di ricerca e sviluppo e i crediti d’imposta previsti, per gli stessi interventi, dalla Finanziaria nazionale del 2007. Una norma che interessa moltissime imprese del Friuli Venezia Giulia e che sarà applicabile anche ai procedimenti già chiusi, nonché a quelli pendenti. Il Consiglio regionale ha, quindi, chiuso i lavori. Si riprenderà domani mattina, con il dibattito e l’esame dell’articolato.

CR: riforma commercio, dibattito generale (1) (continua…)

La crisi del Coin di Martignacco

29 Ottobre, 2008

Coin Udine verso la chiusura

28 Ottobre, 2008

Il gruppo Coin è destinato ad abbandonare la provincia di Udine. Il punto vendita sito nel centro commerciale Città Fiera, a Torreano di Martignacco, chiuderà i battenti con il 31 gennaio 2009. Questa la decisione comunicata dal responsabile del personale Ugo Turi nel corso di un incontro con le Rsu e le segreterie provinciali di Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl, tenutosi questa mattina a Udine. Coinvolti oltre 30 dipendenti, tutti assunti a tempo indeterminato, nella stragrande maggioranza donne e con contratto part-time, molte delle quali con una lunga anzianità aziendale, risalente allo storico negozio di galleria Astra, nella centralissima piazza XX Settembre. La scelta di chiudere, stando ai dati illustrati dalla dirigenza, nasce da un progressivo e drastico calo delle vendite: le perdite riscontrate dal gruppo, infatti, sarebbero nell’ordine dei 700mila euro all’anno.
«Questa crisi – dichiarano Claudio Caporale e Paolo Duriavig, delle segreterie provinciali di Filcams-CGIL e Fisascat-CISL – è l’ennesima dimostrazione che la deregulation degli orari e l’ampliamento delle aperture domenicali, come sostiene da tempo il sindacato, non è la soluzione alle difficoltà del settore. I problemi, purtroppo, nascono dai livelli di intasamento insostenibili che ha raggiunto l’offerta commerciale sul territorio provinciale. I segnali di sofferenza riguardano infatti tutti i principali centri commerciali dell’hinterland udinese, soprattutto nell’extra-alimentare: da Tavagnacco al Città Fiera, da Pradamano fino al recentissimo Terminal Nord».
Quanto alle possibili iniziative da intraprendere a tutela dei lavoratori, le segreterie provinciali e le Rsu valuteranno il da farsi nei prossimi giorni, dopo l’incontro con i dipendenti in programma mercoledì 29 ottobre nel punto vendita, che rimarrà chiuso dalle 9 alle 10 proprio per permettere lo svolgimento dell’assemblea.