Archivio per la categoria ‘articoli e commenti’

Nota di Susanna Camusso su Accordo Quadro Separato del 22 gennaio 2009

30 Gennaio, 2009

camusso Illustrazione e commento

Il fatto
L’accordo quadro separato “Riforma degli assetti contrattuali” è stato firmato il 22 gennaio 2009, dal Governo, CISL, UIL, UGL e dalle Associazioni Imprenditoriali.
Allo stato hanno condiviso, ma non sottoscritto perché hanno preso del tempo per verificare, Legacoop, Ania e ABI.

Commento
La costruzione di questa intesa separata contiene un’esplicita volontà di esclusione della CGIL.
E’ un atto che giudichiamo di irresponsabilità innanzitutto del Governo, che ha lavorato per costruire un’intesa che:

- dividesse il sindacato;

- aprisse la strada ad ulteriori passi legislativi di scardinamento del sistema delle relazioni e di diritti sindacali.
Infatti:

- non si è potuto svolgere un negoziato sul testo elaborato da Confindustria in nome e per conto della pluralità di associazioni imprenditoriali;

- la parte dedicata al pubblico impiego è fintamente analoga a quella privata;

- si è scelto di precipitare un accordo separato anche per nascondere sul piano mediatico l’assoluta mancanza di interventi sulla crisi.

Bisogna rimarcare che si interviene sul modello contrattuale, prevedendo la riduzione dei salari, senza alcuna politica fiscale che riconosca detrazioni al lavoro dipendente e senza restituzione del fiscal drag.
In sostanza il Governo decide che le dinamiche retributive del lavoro dipendente pubblico e privato sono esclusivamente delegate alla contrattazione.

Accordo separato e modello contrattuale
L’impianto dell’accordo quadro separato cancella il modello contratuale universale.
Infatti, nell’accordo sono indicati dei “principi”, da cui discenderanno poi accordi interconfederali specifici (per settore, per associazione d’impresa, ecc.) che definiranno le regole applicative, poi da tali “intese specifiche” deriveranno i contratti nazionali.
E’ evidente che, oltre alla moltiplicazione burocratica di adempimenti, in questo modo si avvallano le intese separate già effettuate; la stessa, apparente, leggerezza dell’accordo assorbe già i contenuti delle linee guida di Confindustria, Confapi, Confcommercio ecc. ecc..
Queste modalità, inoltre, limitano l’autonomia contrattuale delle categorie e la funzione dei contratti, infatti il CCNL si riduce ad essere solo un luogo di applicazione delle decisioni assunte nelle intese interconfederali o nei comitati interconfederali. (continua…)

La storia delle cose

30 Dicembre, 2008

Claudio dà i numeri…

23 Dicembre, 2008

caporale di Claudio Caporale

Mentre abbiamo chiuso la mobilità COIN non senza sofferenze, con un soddisfacente accordo che scongiura la chiusura del punto vendita e riduce di 15 unità un organico complessivamente formato da 32 persone, con la riduzione degli spazi commerciali di circa il 40%;si aprono infiniti scenari sulla già anticipata crisi, così che sotto gli occhi di tutti si riduce drasticamente il volume d’affari di buona parte dei negozi udinesi, anche se……..
Frena per il quarto mese consecutivo la dinamica salariale in Italia. A novembre, segnala l’Istat, le retribuzioni sono aumentate dello 0,1% su base mensile per un incremento tendenziale del 3,5% che si confronta con il +3,6%, il +4,1% di settembre e il picco del 4,3% toccato a luglio. Il dato resta comunque superiore all’inflazione, cresciuta a novembre del 2,7%. Nei primi undici mesi dell’anno i salari sono aumentati del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2008. (continua…)

Scricchiola l’obbligo del lavoro domenicale?

25 Novembre, 2008

ilmanifesto

Il boomerang degli accordi separati
di Piergiorgio Alleva (articolo apparso su il Manifesto del 23.11.2008)

L’unità sindacale non c’è più. In questi giorni ne è giunta la prova provata: la sottoscrizione da parte di Cisl e Uil di importanti contratti collettivi separati: il Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) del Commercio, quello dei dipendenti statali; la probabile sottoscrizione di Cisl, Uil di un intesa-quadro sul «come fare» i futuri contratti che sarebbe quindi «la madre di tutti gli accordi separati».
Come è stato evidenziato nell’interessante iniziativa promossa dall’«Associazione di politiche sociali» affiliata al Crs e in collaborazione con il manifesto per comprendere la gravità del problema è bene porsi la domanda: «perché tanto scandalo e tanto allarme per gli accordi separati?». «Perché un sindacato, di minoranza, non potrebbe firmare un accordo per sé, anche se gli altri sindacati vorrebbero qualcosa di diverso?». Stante l’inattuazione dell’art. 39 Cost. infatti, gli attuali contratti riguardano solo gli iscritti ai sindacati stipulanti, con la conseguenza che i sindacati dissenzienti restano liberi di fare il «loro» contratto per i loro iscritti. La risposta è che queste sono solo finzioni giuridiche e che quella del contratto collettivo applicabile solo agli iscritti al sindacato stipulante è un’ipocrisia, perché non è mai accaduto che un datore o un’organizzazione datoriale abbia firmato più di un contratto collettivo. La parte datoriale firma un solo contratto e poi lo applica in concreto a tutti i lavoratori. Quindi il primo sindacato che accetta di stipulare un contratto «al ribasso» «fa legge» per tutti i lavoratori di quel settore, anche iscritti a altri sindacati o non iscritti. Essi senza mai esser interpellati si ritrovano applicato quel contratto e finiscono con rassegnarsi a ricevere un beneficio irrisorio, che è, rispetto al nulla, il meno peggio. In realtà è la stessa parte datoriale a scegliere l’interlocutore sindacale più accomodante e fa passare il «rinnovo» contrattuale che più le conviene. E’ una situazione sfacciatamente antidemocratica alla quale è stato posto un rimedio solo per il settore pubblico con il principio della rappresentatività maggioritaria (misurata sugli iscritti e sui risultati elettorali delle Rsu) per la validità del contratto collettivo. Nel settore privato siamo all’«anno zero», e il problema è emerso con gli accordi separati sopra ricordati. Così il contratto collettivo del commercio ha previsto, a fronte del mediocrissimo aumento salariale di 150 euro lordi in tre anni, la mano libera sugli orari e tempi di lavoro, a cominciare dalla introduzione massiccia del lavoro domenicale, che viene imposto a tutti i lavoratori anche se i sindacati firmatari ne rappresentano una minoranza. (continua…)

Martini spiega lo sciopero

12 Novembre, 2008
Martini con Epifani
Martini con Epifani

DICHIARAZIONE DI FRANCO MARTINI, SEGRETARIO GENERALE FILCAMS-CGIL, SULLO SCIOPERO GENERALE DEL SETTORE TERZIARIO, DISTRIBUZIONE E SERVIZI, DEL 15 NOVEMBRE 2008

Con lo sciopero del 15 novembre le lavoratrici ed i lavoratori del settore TDS (Terziario, Distribuzione e Servizi) proseguono la loro mobilitazione per respingere i contenuti dell’accordo separato per il rinnovo del Ccnl, siglato a luglio da Confcommercio, Confesercenti e Cisl e Uil di categoria.
La Filcams Cgil non ha sottoscritto quell’intesa perché peggiorativa delle normative vigenti. In particolare, sul lavoro domenicale, l’intesa separata recepisce sostanzialmente le richieste della controparte. Da tempo, infatti, Confcommercio e Confesercenti inseguivano la modifica della norma contrattuale, che affida al secondo livello di contrattazione, quella aziendale e territoriale, il compito di concordare i calendari delle aperture domenicali. Tale procedura è solo formalmente mantenuta nell’intesa separata, che individua nei quattro mesi successivi all’intesa stessa il periodo entro il quale esercitare tale funzione. In realtà, quell’intesa sancisce di fatto l’obbligatorietà della prestazione lavorativa alla domenica, prevedendo, inoltre, un peggioramento del trattamento normativo, con un forte risparmio per le aziende ed una riduzione del trattamento salariale per i lavoratori per i quali non potrà essere agita la contrattazione di secondo livello.

Altrettanto negativo è il giudizio della Filcams sulla soluzione individuata per gli apprendisti, poiché scarica sulla fascia più debole la riduzione dei costi da parte delle aziende, alimentando una divisione fra vecchi e nuovi assunti.

La Filcams non è contraria al lavoro domenicale in quanto tale, questa è solo una rappresentazione grottesca della realtà. La Filcams combatte l’idea e la pratica di un regime degli orari nel commercio in balia della liberalizzazione delle aperture, voluta dagli Enti Locali e della mano libera delle aziende, soprattutto nella grande distribuzione, perché non può che produrre un peggioramento delle condizioni di lavoro.

Non è scaricando sul fattore lavoro che le imprese della distribuzione e l’intero settore potranno rispondere alla crisi in atto. L’iniziativa della Filcams intende per questo essere parte della mobilitazione lanciata dalla Cgil a sostegno della piattaforma contro la crisi, che nel settore si manifesta con particolare gravità per effetto del crollo dei consumi.
La crisi del settore si combatte, da un lato, difendendo il potere d’acquisto dei redditi da lavoro e da pensioni, per favorire il rilancio dei consumi; dall’altro, ammodernando il settore, la sua rete distributiva, la qualità dei prodotti, attraverso gli indispensabili processi innovativi delle aziende ed il ri-orientamento dei consumi, rispettoso anche della sostenibilità dello sviluppo. Per questa via, inoltre, è possibile favorire una politica dei prezzi estranea alle manovre speculative.

Lo sciopero generale del settore, dunque, si propone di respingere il tentativo di dividere la categoria e le organizzazioni sindacali, voluto da Confcommercio e Confesercenti, rilanciando il ruolo della contrattazione e su questo terreno ricostruire le condizioni per l’azione unitaria dei sindacati.

Sindacati americani a Roma

21 Ottobre, 2008

(su una riunione di routine che si è trasformata in una rivelazione…)
di Gessica Tollon (R.S.A. Autogrill, Gonars Sud-Udine)

Il giorno venerdì 10 ottobre 2008 alle ore 10 alla sede della CGIL di Roma si è tenuto l’incontro nazionale della Filcams CGIL dedicato ad Autogrill ovvero sono stati radunati i rappresentanti sindacali Autogrill e relativi funzionari di riferimento di tutta Italia alla presenza di Gabriele Guglielmi (che è il Responsabile Nazionale della Filcams-CGIL per Autogrill).
Ci sono stati scambi d’informazioni, aggiornamenti e proposte che, come si può immaginare, sono sempre fonte di crescita, spunto e confronto ma la cosa che più ci ha arricchiti è stata la possibilità di entrare in contatto con informazioni di prima mano su una realtà che neanche dalla televisione ci arriva per intero.
Siamo stati informati che il giorno prima si era tenuto un incontro tra la CGIL e il più grande Sindacato Americano, che si chiama Unite Here, e il tema era Autogrill in America, che si fa chiamare H&M Host, e la delegazione era composta da due funzionari e due rappresentanti sindacali di due locali bar-ristorante di aeroporto! (tutte donne, tra l’altro…)
Abbiamo saputo che collaborano da qualche anno poiché a loro è utile la nostra esperienza visto che si trovano ad affrontare situazioni che qui, a casa nostra, sono già state eliminate da quasi un secolo! (continua…)

Tondo, dove sei?

19 Ottobre, 2008

COMMERCIO La criticità manifestata nel settore della grande distribuzione richiede una attenta riflessione sulle linee di sviluppo da adottare nei prossimi anni. Le aperture indiscriminate di grandi centri commerciali hanno impattato in maniera devastante sul territorio e sulla struttura del piccolo commercio, generando spesso anche molte illusioni occupazionali. E’ necessario recuperare la vocazione emporiale della nostra Regione, tutelando la valenza sociale del piccolo commercio, già messo a dura prova dalle difficoltà del ciclo economico e della globalizzazione.
Per il piccolo commercio di prossimità così importante per la vita delle città e sin qui sacrificato agli interessi dei grandi gruppi commerciali, soprattutto stranieri, sarà avviata un’azione di riequilibrio tra la grande distribuzione commerciale e le realtà della piccola e media distribuzione. Il Friuli Venezia Giulia è già saturo di grande distribuzione e sfora tutti i parametrinazionali. Non saranno rilasciate nuove concessioni per grande distribuzione. Sarà riconsiderata la regolamentazione delle aperture domenicali, con l’obiettivodi massimo 20 domeniche comprese quelle di dicembre. Saranno previsti interventi di sostegno ad hoc per gli esercizi del piccolo commercio presenti in aree svantaggiate e nei centri minori. (Estratto del Programma elettorale di Renzo Tondo, candidato alle elezioni per la Presidenza della Regione F.V.G. del 2008.)

Commercio, Tondo faccia la sua parte e mantenga le promesse

No all’aumento del tetto delle 29 domeniche, no alle deroghe territoriali sul limite alle aperture festive. Questo l’appello della Cgil regionale, preoccupata per l’evolversi del dibattito sul disegno di legge Ciriani.
«La promessa che era stata fatta in campagna elettorale, quella sul limite massimo di venti domeniche, è già stata ritirata a metà», dichiarano Ezio Medeot della segreteria regionale e Franco Barera, segretario della Filcams-Cgil Friuli Venezia Giulia, che criticano l’innalzamento del tetto da 20 a 29 domeniche e la deroga per i negozi sotto i 400 metri di superficie. «Se ci saranno ulteriori ripensamenti – assicurano – la risposta dei lavoratori sarà forte». Un monito rivolto direttamente al presidente della Giunta Renzo Tondo, definito «il grande assente» nel dibattito in corso. «Non vorremmo che le divisioni sempre più profonde emerse nel centrodestra – spiegano ancora Medeot e Barera – preludessero a un ulteriore annacquamento della legge. Se così fosse, l’impianto del provvedimento ne uscirebbe profondamente stravolto: cosa che sarebbe censurabile dal punto di vista etico, perché contraria agli impegni presi in campagna elettorale, ma anche nel merito».
La Cgil definisce «prive di senso» le argomentazioni a favore di una deroga per Trieste e per Gorizia e «strumentali» gli allarmi sul rischio di esuberi connesso alla limitazione delle aperture festive. «Il limite alle aperture domenicali – argomentano i due sindacalisti – non inciderà sul fatturato complessivo del settore. A parte il fatto che i negozi potranno restare aperti la domenica per 29 settimane su 52, più di una su due, nelle restanti 23 i consumatori spalmeranno gli acquisti su 6 giorni invece che su 7. Se il lavoro calerà, non sarà certo per effetto delle minori aperture domenicali: le cause vanno cercate in una crisi dei consumi che colpisce soprattutto i lavoratori e i pensionati a basso reddito. Invece che sulla deregulation del lavoro festivo, quindi, le aziende dovrebbero puntare sul contenimento dei prezzi. Quanto agli orari, piuttosto che spingere sulle domeniche sarebbe preferibile incrementare le fasce di apertura nei giorni feriali, materia sulla quale il sindacato ha sempre manifestato la propria disponibilità». (da www.fvg.cgil.it)

La Messa nell’ipermercato…

30 Settembre, 2008

Tonaca e carrello, messa all’ipermercato. L’iniziativa della parrocchia di Ponte di Nona: «Si può stare in contatto con Dio anche durante lo shopping»

ROMA, 29 settembre 2008 – «Attenzione, avvisiamo i signori clienti che alle 11,30 nella sala uno del cinema verrà celebrata la santa Messa»: domenica mattina, l’annuncio risuona come un jingle dagli altoparlanti del centro commerciale Roma Est, 210 negozi e settemila posti auto all’estrema periferia orientale della città. E, all’ora promessa, all’ingresso del multisala ecco due seminaristi, il romano Sergio e Javier, spagnolo di Saragozza, che giocano con i bambini aspettando i fedeli. «Il celebrante? È in sala, sta confessando, fra poco iniziamo ».
La prima, a memoria di fedele e di peccatore, messa cattolica mai celebrata in un centro commerciale ha come sfondo le morbide poltroncine rosse del cinema Vis Pathè: fra le file i fedeli cercheranno più tardi, non senza difficoltà, di inginocchiarsi al momento dell’elevazione. (continua…)

No ai ricatti occupazionali contro i lavoratori del commercio

29 Settembre, 2008

Intervento di Franco Belci, Segretario Generale CGIL FVG

Sono stupito dalle reazioni di esponenti di alcune forze politiche di fronte alla minaccia di Cgil, Cisl, Uil di scendere in piazza se dentro la maggioranza di centro-destra prevalesse l’idea di fare dietrofront sul cosiddetto ddl Ciriani.
Abbiamo scioperato contro la riforma del centro-sinistra e abbiamo accolto con favore l’impegno del presidente Tondo di modificarla. Così come l’hanno accolto molti lavoratori che proprio su quella base lo hanno votato. Perciò, se la maggioranza snaturasse un testo già uscito ammorbidito rispetto alle promesse elettorali, le riserveremmo esattamente lo stesso trattamento che abbiamo riservato a quella precedente. Piuttosto, siamo noi stupiti del tardivo pentimento di alcuni esponenti del centro-destra, a cominciare dai sindaci di Trieste e Gorizia che non abbiamo sentito tuonare in campagna elettorale contro l’impegno assunto da Tondo. Ma, si sa, acquisito il consenso, ci si può rimangiare la promessa, tanto in cinque anni la gente dimentica. Una dimostrazione lampante della caduta di tensione etica nella politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini. (continua…)

Anche il commercio piange

12 Settembre, 2008

di Claudio Caporale

Nei giorni scorsi abbiamo appurato la veridicità di ciò che oramai da mesi viene detto in tutte le sedi.
I dati riferiti alla stagnazione dei mercati si sono rivelati in tutta la loro drammaticità per il settore del turismo, del commercio, oltre che per quello industriale. La presidente di Confindustria, dott.ssa MARCEGAGLIA, ci dice che è oramai indispensabile aumentare il livello retributivo dei lavoratori dipendenti, attraverso la riforma della contrattazione nazionale.
Peccato, diciamo noi, che percorrere oggi questa strada, al di là della tempistica, sia in salita, viste le modifiche e le incursioni legislative alle normative vigenti in materia di orari di lavoro, riposi settimanali,obbligatorietà al lavoro domenicale, riduzione del riposo tra un turno e l’altro, ecc…
Intanto, ogni giorno, registriamo il continuo aumento delle cessate attività, l’emergere di situazioni di crisi più o meno preoccupanti, che colpiscono grandi e piccole realtà.
In questo ultimo mese di agosto il Commercio, nella nostra provincia, ha vissuto due crisi, che in un caso potrebbe risolversi con il ridimensionamento di alcuni punti vendita, mentre nell’altro dovremo misurarci con la chiusura di un negozio ed il conseguente allontanamento di 10 lavoratrici.
Sono in prevalenza le donne quelle che subiscono il maggior colpo delle difficoltà aziendali. (continua…)