Approvata la nuova legge regionale del commercio

By Filcams Udine

Dal sito del Consiglio Regionale del FVG la cronaca della discussione, fino all’approvazione finale, della nuova legge sul commercio.

CR:riforma commercio, relatore maggioranza Asquini (GM)

29 Ottobre 2008, ore 17:30

(ACON) Trieste, 29 ott – ET – Con gli interventi dei relatori è iniziato l’esame dei provvedimenti di riforma della normativa sul commercio. Roberto Asquini (Gruppo Misto), nella relazione (che ha dato per illustrata) mette in evidenza come negli ultimi anni ci sia stata una drastica accelerazione sugli orari, che è sembrata a tratti inopportuna, ma sicuramente in linea con il mercato. Un passo indietro sulla liberalizzazione ha fatto sorgere diversi dubbi,ma bisogna tenere conto anche della sovra offerta commerciale -penalizzante per gli operatori più tradizionali della regione – e del diritto al riposo. La scelta è stata di semplificare il quadro normativo e di eliminare le infinite deroghe derivanti dalla definizione di comune turistico. Oggi solo due sono i comuni a economia turistica: Grado e Lignano. Finisce anche la distorsione della concorrenza, dovuta all’attrattiva che hanno i centri commerciali che possono investire in azioni pubblicitarie molto forti e spostare le persone da un lato all’altro della regione,sfruttando un’eventuale maggiore possibilità di apertura oraria. Per Asquini, la concorrenza è a livello regionale e così va risolta, senza sollevare eccezioni per collocazione geografica,confine o altro. Con la riforma si favorisce l’ottimizzazione delle aperture e la resa economica per gli operatori dovuta all’autoregolamentazione con un sistema di aperture a scelta, nel limite massimo delle 25domeniche (insieme alle 4 di dicembre). Si potranno così concordare aperture a rotazione, almeno nelle domeniche di minore interesse commerciale. Asquini si augura dunque che la norma, che difficilmente potrà essere definitiva, porti a una solida collaborazione tra gli operatori di settore, utile quando le leggi sugli orari diventeranno, sotto la spinta delle richieste del mercato, un ricordo.

CR: riforma commercio, relatore minoranza Baiutti (PD)

29 Ottobre 2008, ore 17:34

(ACON) Trieste, 29 ott – ET – Il relatore di minoranza, Giorgio Baiutti (PD), ha introdotto la sua argomentazione con una lettera di un negoziante udinese dei primi del Novecento, scontento – già allora – per le chiusure domenicali e i danni che derivavano. Nel complesso le modifiche alla legge regionale sul commercio, la numero 5 del 2005, intervengono in grossa parte per obbedire ai pronunciamenti del TAR e della Corte costituzionale, oltre che alle direttive europee sulla concorrenza. Baiutti ha fatto un quadro riepilogativo della normativa specificando che la legge Bertossi ha dato un impianto organico alla legislazione regionale sul commercio per alcuni aspetti incoerente. In base a questa la Regione conservava la competenza sul rilascio delle autorizzazioni di superficie coperta sopra i15 mila metri quadri, delegando ai Comuni il resto. Il regolamento regionale per la media e grande distribuzione, approvato nel 2005, è intervenuto sul piano emanato dal precedente assessore Dressi ridimensionandolo e considerando di più, così Baiutti, i riflessi per le grandi marche che potevano insediarsi anche oltre confine una volta che questo era caduto. Il relatore ha portato anche l’esempio del Veneto, che ha concentrato su ampi tratti del Corridoio V zone commerciali di sicura attrattività per l’utenza extraregionale. Un obiettivo inseguito anche dal Friuli Venezia Giulia, che oggi ha metrature autorizzate non abnormi nell’udinese rispetto alle regioni limitrofe. Le realtà confinarie avrebbero bisogno di un trattamento particolare, vista la presenza in Slovenia di grossi centri commerciali. Non si accettano diminuzioni del numero di domeniche di apertura,sussistono rischi di contrazione delle vendite e del numero di contratti di lavoro legati all’impiego nei fine settimana. Baiutti evidenzia come anche i Comuni sui cui territori ci sono i grandi centri commerciali hanno trovato un’intesa con i sindacati e le associazioni di categoria per fissare a 29 le domeniche di apertura. Da questo, ammette il relatore di minoranza, è anche partita la mediazione contenuta nel provvedimento in Aula. La questione delle aperture festive stenta a trovare un generale accordo da sempre, specie delle zone che si vedono minacciate dalla concorrenza transfrontaliera. Il PD condivide alcune parti ddl: il prolungamento di un anno della validità del regolamento per la grande distribuzione e il superamento della differenziazione normativa tra settore alimentare e quello non, le disposizioni sui saldi e la semplificazione delle procedure, gli incentivi e gli strumenti di finanziamento, come anche la cancellazione della pletora di comuni turistici. Bene anche la conferma delle aperture di tutte le attività commerciali al di sotto dei 400 metri quadri e la deroga permanente per quelle inserite nelle zone A e nei centri storici. Manca invece un piano di sostegno concreto al piccolo commercio, per i subentri generazionali, gli ammodernamenti e la riqualificazione dei centri storici.

CR: riforma commercio, relatore maggioranza Franz (LN)

29 Ottobre 2008, ore 17:54

(ACON) Trieste, 29 ott – MPB – “Disposizioni su orari e giornate di chiusura degli esercizi commerciali rappresentano tuttora il cuore del dibattito – ha affermato il relatore di maggioranza Maurizio Franz (LN) in merito al disegno di legge di riforma del commercio ricordando l’accesa discussione sviluppatasi intorno all’argomento e auspicando il raggiungimento della più ampia intesa possibile. Inadeguata – per Franz – l’attuale normativa essendo sbagliata l’impostazione di fondo per cui gli esercizi commerciali, di norma, non osservano le chiusure domenicali e festive potendo restare sempre aperti, salvo accordo in sede di Conferenza dei Comuni sul numero di chiusure. Purtroppo è accaduto che questo organismo non solo non raggiungesse una posizione comune ma neppure il numero legale per deliberare, determinando una totale assenza di regole cui si aggiungono – ha annotato il relatore -le deroghe per gli esercizi alimentari e il nutrito elenco di località turistiche non soggette ad alcuna restrizione, sebbene di turistico abbiano ben poco. Con il testo della Giunta, invece, si inverte il principio di partenza per cui, di norma, nei festivi gli esercizi commerciali sono chiusi. Si elimina la Conferenza dei Comuni e il complicato sistema degli Ambiti territoriali; si cancella la distinzione fra esercizi alimentari e non alimentari che aveva determinato anche l’intervento del TAR; si ridimensiona l’elenco delle località turistiche limitandolo a quelle che basano la loro economia su tale peculiarità; si prevede la deroga per gli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa dei centri storici. Anche se la Lega puntava a 20 aperture domenicali, per senso di responsabilità si è deciso di appoggiare la proposta della Giunta che ne prevede 29 e, viste le istanze provenienti da mondo produttivo e sindacati, per i quali possono essere sufficienti 24 aperture annuali, auspichiamo si giunga a una mediazione – ha aggiunto, sottolineando novità del testo tese a snellire il settore: soppressione dell’istituto della riabilitazione per la sussistenza dei requisiti morali (basta il provvedimento di chiusura del fallimento); liberalizzazione dei saldi la cui determinazione è demandata all’esercente entro determinati periodi dell’anno; via l’obbligo di comunicazione preventiva per vendite promozionali e di liquidazione; eliminazione del parametro della programmazione numerica nel settore della somministrazione. Più problematico eliminare le distanze minime obbligatorie tra le rivendite della stampa quotidiana e periodica, per il calo di vendite che si registra e che rende opportuno prevedere criteri di elaborazione dei Piani comunali di localizzazione dei punti vendita. Poi c’è il potenziamento dell’Osservatorio regionale sul commercio che deve monitorare gli esercizi commerciali con superfici coperte superiori a 15.000 mq, raccogliere dati e informazioni per ottimizzare l’uso del territorio e assicurare la compatibilità urbanistico ambientale, acquisire dati e informazioni sul mercato del lavoro nel settore commerciale e sulla situazione dell’intero comparto. Prevista inoltre una moratoria che proroga la validità della pianificazione urbanistico-commerciale con riferimento alle medie e grandi strutture di vendita. Per continuare a sburocratizzare, ha concluso Franz, ci riserviamo di proporre l’eliminazione dell’obbligo di dichiarazione di inizio attività per l’installazione successiva alla prima di apparecchi automatici per la vendita al dettaglio e la somministrazione di alimenti e bevande effettuata dal medesimo operatore nello stesso Comune, visto che il sussistere dei requisiti morali e professionali è accertato con la prima dichiarazione di inizio attività e gli operatori devono comunque rispettare le normative igienico-sanitarie e sono soggetti a costanti controlli. Necessario invece, per la soppressione del Registro esercenti il commercio, introdurre requisiti professionali più stringenti, collegandoli all’effettiva preparazione nell’ambito della somministrazione di alimenti e bevande.

CR: riforma comm., relatore maggioranza Santin(PdL) e fine lavori

29 Ottobre 2008, ore 18:05

(ACON) Trieste, 29 ott – DT – “Una proposta seria, sensata,rispettosa del territorio e degli attori coinvolti, in grado di sfruttare nel miglior modo possibile l’autonomia di cui la nostra Regione dispone”. E poi: “Sono certo che alla fine la responsabilità di chi fa parte della maggioranza prevarrà su tutte le questioni negative fin qui evidenziatesi”. Paolo Santin (PdL) ha riassunto così il disegno di legge di riforma sul commercio e le polemiche che lo hanno accompagnato, specificando che, comunque, “non è pensabile che si possano estendere ulteriormente le aperture festive previste oltre a quanto definito in Commissione dove, peraltro, già si è arrivati a licenziare un testo che va oltre rispetto al programma elettorale del centrodestra presentato ai cittadini”. “Si è saliti, infatti, dalle 20 aperture festive alle 29 – ha fatto notare – perché si è voluto tenere conto delle esigenze delle province di Gorizia e Trieste (per la vicinanza con la Slovenia), delle necessità dei lavoratori del settore (nelle Regioni ordinarie vige la norma nazionale che prevede venti festività di apertura), nonché delle indicazioni delle associazioni di categoria e dei consumatori. In questo modo non facciamo altro che adeguare le esigenze degli operatori commerciali con quelle della tutela del lavoro e della salvaguardia di un modello sociale e familiare che pone in primo piano la qualità delle relazioni personali e, in particolare, il rapporto affettivo con i propri cari”. Nello specifico, ha spiegato, l’articolato elimina la negativa esperienza della Conferenza dei Comuni, fa scomparire la distinzione fra alimentare e non alimentare per quanto riguardagli orari e parifica il trattamento degli esercizi inferiori ai 400 mq a prescindere dalla loro localizzazione. Si fa anche pulizia, ha annotato Santin, di quell’assurdo elenco di Comuni turistici (dove turistico assumeva a volte il significato di Comune sponsorizzato dal punto di vista commerciale), individuando come tali solamente Grado e Lignano e lasciando la massima libertà – oltre che a questi due – a tutti i Municipi per quanto concerne le aperture nei centri storici e a tutti i piccoli imprenditori (quindi, esercizi fino ai 400mq) ovunque e in qualunque Comune della regione. E poi c’è la nuova disciplina dei saldi, che assegna la definizione del periodo in cui effettuarli alla scelta autonoma dell’imprenditore, tenuto solamente a rispettare gli spazi temporali definiti per legge. Altre semplificazioni comportano meno vincoli temporali alle vendite promozionali, riduzione della burocrazia nelle vendite straordinarie, una disciplina diversa nella distribuzione della stampa quotidiana e periodica. Contemporaneamente, si vuole rendere più propositiva la Regione potenziando l’Osservatorio regionale del commercio, mentre merita menzione anche l’articolo dedicato al sostegno alle imprese che consentirà loro di superare il divieto di cumulo fra gli incentivi regionali per le attività di ricerca e sviluppo e i crediti d’imposta previsti, per gli stessi interventi, dalla Finanziaria nazionale del 2007. Una norma che interessa moltissime imprese del Friuli Venezia Giulia e che sarà applicabile anche ai procedimenti già chiusi, nonché a quelli pendenti. Il Consiglio regionale ha, quindi, chiuso i lavori. Si riprenderà domani mattina, con il dibattito e l’esame dell’articolato.

CR: riforma commercio, dibattito generale (1)

30 Ottobre 2008, ore 11:50

(ACON) Trieste, 30 ott – ET – Dibattito generale in Consiglio regionale sul disegno di legge di riforma del commercio.

I centri commerciali sono invadenti, impoveriscono l’offerta, costringono alla chiusura le botteghe dei piccoli centri che servivano i cittadini più deboli. Per Luigi Ferone (Part.Pens) l’aspetto sociale è importante quanto quello economico. La norma favorirà l’autoregolamentazione e semplificherà il quadro normativo, eliminando la pletora di comuni turistici, sancendo il diritto al riposo, facilitando la coesistenza tra grandi e piccoli. Provvedimento di buonsenso, moderazione e equilibrio, non dev’essere stravolto.

Mauro Travanut (PD) ha chiesto senza mezzi termini, dopo aver fatto un excursus storico della battaglia della Lega Nord contro le aperture domenicali illimitate, le dimissioni degli assessori Violino e Seganti, che avrebbero dichiarato e fatto mettere agli atti che il tetto massimo di domeniche per loro è 20, mentre la proposta sul tavolo è di 29. Se passasse il disegno di legge come sta, per Travanut le dimissioni sarebbero un atto di coerenza. Su questo provvedimento si vedrà la tenuta delle cultura politica dei gruppi del centrodestra.

Le 20 domeniche dovrebbero essere la linea Sigfrido della Lega, oltre a queste non si passa e Tondo ponga sul provvedimento la questione della fiducia. Igor Kocijancic (SA) ha puntato anche lui sulle spaccature interne alla maggioranza e ha ricordato che nel programma elettorale della coalizione vincente, le 20 aperture ne erano parte integrante. Anche la Sinistra Arcobaleno vuole ridare ai lavoratori il risposo e la famiglia, quindi non voterà emendamenti estensivi delle aperture. Sulla questione di Trieste, Kocijancic ha fatto notare che i negozi che avrebbero potuto servire il turismo legato alle crociere sono rimasti comunque chiusi.

Nel programma c’era la limitazione a 20 domeniche d’apertura, ma non c’era la previsione di cancellare Trieste dalla lista dei comuni turistici. Piero Tononi (PdL) ha privilegiato una lettura territoriale del provvedimento, impuntandone certi aspetti ai contrasti tra le grandi superfici di vendita nell’udinese. A Trieste questo non succede e le grandi rivendite non sono solo centri commerciali, ma anche supermercati che da sempre incrementano le vendite di domenica. Con questa legge consentiamo di tenere aperto a chi vuole chiudere e chiudiamo chi vuole stare aperto, perdendo circa 300 posti di lavoro e una quota di gettito fiscale. Questo, specie nella fascia confinaria che già paga la questione dei carburanti. La proposta di mediazione del presidente Tondo potrebbe essere una via percorribile.

CR: riforma commercio, dibattito generale (2)

30 Ottobre 2008, ore 12:46

(ACON) Trieste, 30 ott – DT – Per Franco Brussa (PD) la soglia delle 29 domeniche con i negozi aperti è una proposta seria, ma la possibilità di deroga andrebbe estesa a Trieste, Gorizia, Muggia e Tarvisio. Questa lotta territoriale non fa onore all’Aula. Non serve, infatti, un approccio provinciale perché le realtà sono diverse, mentre l’obiettivo è unico, che i cittadini del Friuli Venezia Giulia spendano in regione e che da altre regioni o da altri Stati facciano altrettanto. Il provvedimento non ridisegna la materia, è la traduzione non coerente di un impegno elettorale presto dal presidente Tondo.

Massimo Blasoni (PdL) si è detto convinto che la mediazione a 29 domenica sia buona, però i problemi del commercio non sono questi: in Italia, in dieci anni c’è stato un aumento del 100% di superfici commerciali, un’offerta davvero inflazionata con lo stesso centro commerciale che diventa piuttosto una grossa operazione immobiliare-finanziaria più che commerciale in senso stretto. Se la sfida è aprire per essere i più grandi, il vero problema saranno le chiusure. Oggi, se ragioniamo di commercio, dobbiamo valutare anche l’andamento economico del Paese, a questo deve rispondere la politica, che deve immaginare gli scenari futuri. I disoccupati nei centri commerciali li avremo comunque, perché l’eccesso dell’offerta farà chiudere i negozi.

Enzo Marsilio (PD) ha sostenuto come fosse in realtà più opportuno presentare un ragionamento complessivo sul commercio. Ci saremmo aspettati una legge con pochissimi articoli, più semplice, qui invece si mette in discussione di tutto e di più. Se il nodo era quello della grande distribuzione, allora perché non sono stati mantenuti i vincoli già esistenti? L’esclusione, poi, dalla lista dei Comuni turistici di quelli dell’area montana creerà grossi problemi dato che l’apertura domenicale rappresenta, per quelle zone, l’opportunità di entrate aggiuntive. E se l’apertura stagionale vale per Grado e Lignano, allora dovrebbe valere, anche di più, per le situazioni turistiche più deboli della regione come la montagna.

Per Franco Iacop (PD), per ammissione della stessa maggioranza, questo centrodestra non affronta le questioni strategiche della regione, è solo capace di parlare al futuro. La legge Bertossi non ha solo regolato le aperture domenicali, ha ridotto 450 mila mq di superficie destinata alla grande distribuzione, dandole nel contempo un’organizzazione. E’ stata una legge che, con il meccanismo della Conferenza dei sindaci, ha dato l’opportunità ai territori di tarare la strategia commerciale alle loro caratteristiche. Difatti, Trieste ha altre esigenze rispetto a Lignano. Qui, invece, non si valorizza il territorio, non si tiene conto della vocazione specifica della zona ma, piuttosto, della volontà del singolo esercizio. La maggioranza impone una disciplina che lascerà nelle mani del privato – e non più del sistema pubblico – ogni scelta, instaurando nuovi contrasti tra i territori.

CR: riforma commercio, dibattito generale (3)

30 Ottobre 2008, ore 12:50

(ACON) Trieste, 30 ott – ET – Il capogruppo della Lega Nord, Danilo Narduzzi, è intervenuto annunciando l’abbandono dell’Aula da parte del suo gruppo: “Non ci prestiamo a un gioco al massacro e ad una discussione su una legge che è attanagliata da un giungla di emendamenti”.

Il capogruppo del PdL, Daniele Galasso, ha chiesto ed ottenuto una sospensione dei lavori di 15 minuti. In precedenza erano intervenuti i consiglieri Valenti (PdL) e Pupulin (PD).

Luci e ombre, in un atto che disattende alle attese della fascia confinaria, ma risponde ad altri bisogni. Per Gaetano Valenti (PdL), le domeniche spese dalle famiglie nei centri commerciali non sono edificanti ed è giusto indicare attraverso le leggi comportamenti diversi. Sicuramente le chiusure domenicali penalizzano la fascia confinaria e incidono sul gettito fiscale. Bene invece l’autoregolamentazione del settore che farà turnare i centri nelle 29 domeniche a disposizione, positivo anche l’osservatorio regionale del commercio. Evidenziati anche altri aspetti del ddl, come le garanzie per i finanziamenti bancari alle imprese e il sostegno alle stesse con la cancellazione del divieto di cumulo tra gli incentivi regionali e statali. Valenti si è augurato la fine dei campanilismi e l’unitarietà della maggioranza.

I lavoratori delle piccole imprese commerciali non sono figli di un Dio minore e non possono vedersi meno tutelati dei loro colleghi, dipendenti dei grossi centri e la previsione di un massimo di 25 domeniche d’impiego per i lavoratori è contraria alle determinazioni del contratto nazionale del settore. Paolo Pupulin (PD) ha concentrato le critiche sulla tutela dei lavoratori e sull’esclusione dei Comuni dal processo decisionale. Ha invitato la maggioranza a chiarirsi al suo interno per capirne le intenzioni, perché nel cumulo di emendamenti manca coerenza.

CR: riforma commercio, intervento presidente Tondo (4)

30 Ottobre 2008, ore 13:48

(ACON) Trieste, 30 ott – DT – Alla ripresa dei lavori, è intervenuto il presidente della Regione Renzo Tondo che ha chiesto alla sua maggioranza di ritirare tutti gli emendamenti relativi agli articoli 3 e 4 della legge (quelli relativi alla grande distribuzione) per permettere una rapida approvazione del disegno di legge.

Da parte del presidente della Giunta, ha annotato Tondo, c’è la massima attenzione su questo provvedimento anche perché è stato uno dei temi della campagna elettorale su cui dobbiamo essere coerenti. E’ evidente che la legge ha innescato valutazioni legittime che derivano da diverse situazioni territoriali e occupazionali, che si innestano, fra l’altro, in un momento diverso rispetto anche alla situazione di qualche mese fa perché la crisi industriale, così come la caduta consumi, ci fanno ritenere che i tempi che abbiamo davanti non saranno buoni.

Il vicepresidente Luca Ciriani, ha ricordato, ha svolto un ottimo lavoro di mediazione, ritarando, in virtù di legittime aspirazioni e dello scenario complessivo, una legge che ritengo essere una sintesi molto buona rispetto alle indicazioni ricevute. Ed è per questo motivo che chiedo a tutti i consiglieri della maggioranza di dare il via libera a questo norma importante ritirando gli emendamenti presentati agli articoli 3 e 4.

Rimarranno invece, ha spiegato Tondo, quegli emendamenti che abbiamo ritenuto di inserire sulla crisi del credito, un’esigenza che il sistema delle imprese ci ha fatto pervenire in queste settimane. Con un impegno, però, da parte mia: che verrà presentato nel pomeriggio un unico ordine del giorno della maggioranza che impegna la Giunta a verificare da qui a un anno, con un supplemento di indagine, eventuali situazioni di crisi, di difficoltà, che dovessero verificarsi a Trieste, Gorizia e nell’area transfrontaliera. Questo ordine del giorno è un passaggio importante, dettato dal buon senso, che ci permetterà di approvare in tempi rapidi la riforma sul commercio.

In risposta a Tondo, le parole di Bruno Zvech per il PD. Più che un appello sembra una richiesta di fiducia alla sua stessa maggioranza, altrimenti il presidente della Regione si sarebbe rivolto – come d’uso – al Consiglio nella sua interezza. Narduzzi, capogruppo della Lega Nord, non è persona da perdere la testa di punto in bianco, di conseguenza l’uscita dall’Aula del Carroccio è il risultato di un problema che non deve essere di poco conto. Sarebbe forse il caso di chiudere il dibattito sulla legge e aprirne altri, di natura esclusivamente politica.

CR: riforma commercio, dibattito generale (5)

30 Ottobre 2008, ore 13:51

(ACON) Trieste, 30 ott – ET – Ripreso il dibattito generale, Roberto Antonaz (SA) ha concordato con la necessità di rivedere la legge Bertossi, definita fallimentare perché non ha portato i risultati auspicati e non ha prodotto una vera concorrenza alla proposta veneta e carinziana. Non c’è stato aumento delle vendite né incremento delle occupazioni, anzi, e oggi voler inseguire i mercati più deregolati, come quello sloveno, non è una buona idea. Nell’ottica della difesa della qualità della vita è il piccolo commercio a dover essere tutelato, la possibilità di avere esercizi commerciali vicini a casa. Ma la revisione proposta è anacronistica, superata da una realtà che si sta modificando giorno dopo giorno. Le 29 domeniche sono un cattivo esempio alle altre regioni, 20 erano più che sufficienti.

CR: riforma commercio, dibattito generale (6)

30 Ottobre 2008, ore 16:51

(ACON) Trieste, 30 ott – DT – Federico Razzini (LN) ha detto di aver apprezzato l’intervento del presidente Tondo e ha sottolineato come in questo ddl non si tratti solo di dare un taglio all’eccessiva deregulation bensì di attivare iniziative importanti a sostegno del commercio che ha sofferto, negli ultimi cinque anni, una riduzione occupazionale del 10%. Il punto di sintesi è il lavoro svolto in Commissione, sarebbe stato politicamente delittuoso che un assalto alla diligenza dell’ultima ora avesse potuto minare l’impianto complessivo di una norma che deve essere il più possibile omogenea per dare regole chiare e certezze operative.

Enio Agnola (IdV-Citt) ha ricordato come le 29 domeniche proposte dal ddl rappresentino un elemento di equilibrio che già era stato raggiunto nella precedente legislatura assieme a sindacati, associazioni di categoria e dei consumatori. Quello di oggi è un compromesso, ma siamo già di fronte a una prossima verifica, come annunciato dallo stesso Tondo, e così torneranno a emergere le medesime difficoltà tra i banchi della maggioranza. Due, però, i punti di contrasto: non aver fissato per legge saldi e vendite promozionali, e il disinteresse per il piccolo commercio, per il quale è stato predisposto un ordine del giorno.

Non pensavamo – ha affermato Sergio Lupieri per il PD – che le diversità del centrodestra emergessero così palesemente, non era mai successo in quarant’anni che il presidente della Regione si rivolgesse alla maggioranza per chiedere di ritirare gli emendamenti. Per quanto concerne Trieste ha preso atto che a tutela del capoluogo regionale e di Gorizia ci sarà solo un ordine del giorno. Il disegno di legge non rispetta le particolarità territoriali, danneggia i lavoratori, le associazioni di categoria e i cittadini.

Maurizio Salvador (UDC) ha ricordato come con la Giunta Illy i provvedimenti sul commercio promettessero rigore e organizzazione, mentre nei fatti la programmazione non abbia mai tenuto conto del commercio minore e di quello in montagna. Come UDC abbiamo fortemente criticato quelle norme, oggi non ci rimangiamo le critiche che allora facemmo, così come non ci rimangiamo i valori di cui siamo portatori e che ci fanno ribadire le stesse cose. Con il provvedimento in discussione si cambia però in modo radicale l’impostazione della materia: mentre prima, con la legge Bertossi, lo spirito era che si poteva tenere aperto sempre, oggi poniamo uno sbarramento chiaro.

CR: riforma commercio, intervento della Giunta (7)

30 Ottobre 2008, ore 16:57

(ACON) Trieste, 30 ott – ET – Per la Giunta è intervenuto l’assessore alle Attività produttive Luca Ciriani. Troppa l’attenzione dedicata alle aperture domenicali, mentre la norma garantisce equilibrio e il senso politico è stato ben chiarito dal presidente Tondo.

La distinzione tra comuni turistici e non era frutto di logiche politiche e territoriali e ha prodotto distorsione. Vogliamo fare chiarezza senza metter in discussione la vocazione turistica della regione e di zone come Trieste e Gorizia. Non basta una norma per divenire zona turistica. Con il nostro operato dimostreremo che ci teniamo allo sviluppo dei comuni che erano elencati nella tabella.

Negli ultimi 5 anni, sebbene sia stata ridotta la metratura e nonostante le promesse elettorali, abbiamo assistito alla proliferazione dei centri commerciali. Percentualmente abbiamo una presenza di questi insediamenti quasi doppia rispetto al Veneto. Siamo in un momento di saturazione del mercato, possiamo soddisfare le esigenze d’acquisto di un altro milione di abitanti che però non abbiamo da dove attrarre. Quindi le parole d’ordine sono contenimento e razionalizzazione per dare respiro all’intero settore, ripensare al proprio futuro. La moratoria fino al 2010 per i grandi centri commerciali serve a capire se è il caso di insistere.

Altro elemento sul quale meditare è il fatto che ogni posto di lavoro nella grande distribuzione è probabilmente uno in meno nella piccola e media rivendita. Nei comuni i negozi chiudono. Forse è un destino segnato, forse è dovuto alla deregulation.

Nelle legge Bertossi si è assegnato ai sindaci il compito di decidere, ma questo difficilmente succedeva, le conferenze non si riunivano, alle decisioni si ovviava con delibere e ordinanze di singoli primi cittadini e, nella realtà, vigeva l’anarchia. La norma fissa paletti e regole certe, necessarie, è stata accolta dall’ANCI e dal Consiglio delle autonomie locali.

La libera scelta lasciata ai piccoli commercianti risponde alla logica di garantire il servizio e prende atto del diritto acquisito dei consumatori. Ma si tiene conto anche del diritto dei lavoratori di passare una domenica a casa, dà qualche chance alle piccole rivendite e ai centri storici oramai deserti.

Un provvedimento, dunque, di grande equilibrio che non è la riedizione dell’attuale legge. È stato rovesciato il principio della deregolazione totale, si è affermato il diritto e il dovere della chiusura di qualche domenica e sono stati offerti agli esercenti elementi di maggiore libertà per i saldi e le promozioni, nel tentativo di dare loro qualche vantaggio nei confronti della grande distribuzione.

CR: riforma commercio, dibattito generale (8)

30 Ottobre 2008, ore 17:02

(ACON) Trieste, 30 ott – ET – La domenica non va passata a passeggiare per i centri commerciali, grande disgrazia della regione e creatori di cattedrali nel deserto che hanno svuotato i centri storici. Giorgio Venier Romano (UDC) non ha dubbi, è il commercio minuto che andrebbe favorito: la società che invecchia ha bisogno di negozi nei centri urbani. Troppe anche le 29 domeniche, però l’impegno della Giunta di lavorare sulla materia in capo a un anno è serio. Il risultato più importante è aver rovesciato un concetto; l’apertura domenicale non è più una regola ma un’eccezione.

Alle promesse elettorali non stanno facendo seguito i fatti – ha evidenziato Alessandro Tesini (PD) – e sussiste un grande problema nella forma. La questione di governo è regolamentata, ma il presidente Tondo ha aggirato l’ostacolo, l’ha trasformata in un surrogato, anche se la sostanza è chiara. È una questione vitale e una fattispecie ben definita nei procedimenti che regolamentano i rapporti tra Giunta e Consiglio.

Paolo Menis (PD) ha fatto una lista degli interessi in campo. I gestori vogliono libertà per seguire le regole di mercato, i piccoli commercianti si difendono da anni con le unghie e con i denti e farebbero volentieri a meno delle aperture domenicali. Le maestranze – spesso donne – non amano lavorare di domenica ma vi sono costrette, i sindacati sono in difficoltà a difendere i diritti dei lavoratori, gli utenti sono accerchiati dall’offerta dei centri commerciali. Menis si dice contrario ai grossi centri e a tutte le domeniche aperte, favorevole ai negozi vicini ai cittadini, però accusa l’attuale disegno di legge di mancare di prospettiva. È solo un compromesso.

IdV-Citt: ordine del giorno a sostegno del piccolo commercio

30 Ottobre 2008, ore 17:04

(ACON) Trieste, 30 ott – COM/ET – I consiglieri del gruppo IdV-Cittadini giudicano necessario sviluppare e rafforzare le politiche regionali per il sostegno e l’incentivazione dei servizi di prossimità a tutela delle fasce più deboli della popolazione, del piccolo commercio e dei servizi alla persona, con particolare riguardo alle località prive o quasi di rete di distribuzione commerciale, delle piccole imprese commerciali, che costituiscono uno dei più importanti settori dell’economia regionale.

A tal fine, in occasione del dibattito sulla legge del commercio, hanno presentato un ordine del giorno che impegna la Giunta regionale a prevedere nella legge finanziaria 2009 un congruo stanziamento.

“E’ indubbio – ha spiegato il consigliere Enio Agnola – che la grande distribuzione abbia mandato in sofferenza i piccoli negozi. Crediamo però che la soluzione non sia quella di porre paletti ai grossi centri commerciali, ma è necessario che l’Amministrazione regionale si impegni a prevedere risorse a favore del piccolo commercio come, del resto, già nella legge sul commercio votata nella passata legislatura”.

“Parlare delle aperture domenicali ci sembra pretestuoso, ha concluso l’esponete del gruppo IdV-Citt, non è questo il motivo di sofferenza del commercio. Ciò che va perseguito sono gli obiettivi di sviluppo efficiente della grande distribuzione e di mantenimento di una diffusa e competitiva rete di piccola e media distribuzione, volta al miglior servizio nei confronti del cittadino/consumatore. La funzione economica e sociale della rete dei piccoli negozi è innegabile”.

CR: commercio, approvati primi quattro articoli (9)

30 Ottobre 2008, ore 19:22

(ACON) Trieste, 30 ott – DT – E’ iniziato a rilento l’esame dell’articolato. L’Aula finora ha approvato gli articoli 1, 2, quindi i due più controversi: il 3 (tratta delle giornate di chiusura degli esercizi, confermate le 29 aperture domenicali) e il 4 (sulle deroghe per le località a prevalente economia turistica). Gli emendamenti approvati non snaturano il testo approvato in Commissione.

Ed è stato raccolto l’invito del presidente Tondo dalla maggioranza: ritirati, infatti, tutti gli emendamenti presentati dal centrodestra agli articoli 3 e 4.

PD: Moretton, sul commercio tanto clamore ma poca sostanza

30 Ottobre 2008, ore 19:57

(ACON) Trieste, 30 ott – COM/AB – Sulla riforma del commercio c’è stato tanto clamore sia in campagna elettorale che dopo, soprattutto da parte della Lega, ma alla fine il risultato è sicuramente peggiore rispetto a quanto era stato previsto nella passata legislatura.

Lo afferma Gianfranco Moretton, capogruppo del PD in Consiglio regionale, che aggiunge:

Solo per memoria preciso che delle 52 domeniche aperte, 29 sono quelle effettivamente concesse. Tutte le altre risultavano solo se la conferenza dei sindaci approvava ulteriori autorizzazioni.

Oggi scopriamo che si è voluto mettere mano alla legge, dopo tanto parlare, per portare da ventinove a trenta il numero delle domeniche di apertura dei centri commerciali. La cosa non stupirebbe se non ci fosse stata la dichiarazione del presidente Tondo che le domeniche di apertura, comprese quelle del mese di dicembre, non dovevano superare il numero di 20; mentre per la Lega avrebbero dovuto limitarsi a 12.

Ancora una volta con questo provvedimento si dimostra di voler metter mano a normative vigenti solo perché approvate nella passata legislatura, visto il risultato uscito dal Consiglio regionale: una legge in cui si prevedono 30 domeniche aperte per i centri commerciali. Di fatto una domenica in più rispetto a quanto avevamo stabilito nella passata legislatura.

Moretton vorrebbe infine capire i criteri della scelta, a favore di chi, per quali motivi. Ciò che esce dalla revisione della normativa sul commercio gli appare fumo negli occhi: non resta che aspettare per capire se veramente il presidente Tondo intende non concedere più licenze, come più volte affermato, o se ancora una volta saremo costretti a constatare che i fatti smentiscono le promesse.

CR: commercio, approvati gli articoli dal 5 al 17 (10)

30 Ottobre 2008, ore 20:14

(ACON) Trieste, 30 ott – MPB – L’Aula ha quindi votato con rapidità i successivi articoli, molti senza modifiche, altri con limitati cambiamenti, e con il ritiro di diversi emendamenti.

Un emendamento di Baiutti (PD) ha modificato, all’articolo 5, il periodo per le vendite di fine stagione estive fissandolo dal 15 giugno al 30 settembre, con una anticipazione di due settimane, mentre è stato introdotto un articolo 8bis riguardante la concessione del posteggio e un 14 bis sulla attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande per mezzo di distributori automatici, il cui inizio va denunciato.

Emendamento sostitutivo per l’articolo 17, in tema di sanzioni, da parte della Giunta, subemendato da Franz e Razzini (LN). Sull’argomento l’Aula ha poi accolto un emendamento, a firma di Tononi-Bucci (PdL) e Razzini, che introduce un articolo 17 bis in base al quale il verbale di constatazione dell’infrazione, nel caso di mancato pagamento della sanzione amministrativa, costituisce comunque titolo esecutivo per la confisca delle attrezzature e della merce.

CR: riforma commercio, approvati articoli dal 18 al 23 (11)

30 Ottobre 2008, ore 22:09

(ACON) Trieste, 30 ott – ET – Approvato, con tre emendamenti della Giunta e uno a firma di Pupulin, Baiutti, Della Mea e Marsilio (PD), l’articolo 18 (monitoraggio sulle giornate di chiusura), il 19 senza emendamenti, aggiunti articoli 19 bis e ter in materia di finanziamenti agevolati a medio termine. Passano anche gli articoli dal 20 al 23 bis che trattano, tra l’altro, delle autorizzazioni per nuove aperture o ampliamenti di superfici di vendita, l’istituzione di un fondo di garanzia per le piccole e media imprese.

CR: riforma commercio, approvato tutto l’articolato (12)

30 Ottobre 2008, ore 22:10

(ACON) Trieste, 30 ott – MPB – Con l’accoglimento da parte dell’Aula di un emendamento aggiuntivo a firma trasversale si è introdotta una norma che autorizza l’Amministrazione a concedere contributi straordinari una tantum per consentire alle associazioni sportive impegnate nelle discipline del calcio e del rugby, le cui squadre abbiano conseguito la promozione alla serie superiore, di poter proseguire regolarmente la propria attività nella nuova categoria raggiunta.

Accolti anche altri emendamenti aggiuntivi della Giunta su turismo, responsabili territoriali, personale dell’Agenzia per lo sviluppo del turismo, termini per le comunicazioni dei prezzi.

CR: accolti odg IdV-Citt e maggioranza (13)

30 Ottobre 2008, ore 22:14

(ACON) Trieste, 30 ott – ET – Accolti dalla Giunta gli ordini del giorno presentati dai gruppi consiliari.

Il primo di IdV-Citt chiede alla Giunta di impegnare nelle legge finanziaria 2009 un congruo stanziamento a favore dello sviluppo delle reti commerciali e dei servizi di prossimità, uno sviluppo equilibrato della grande distribuzione e una diffusa e competitiva rete di piccola e media distribuzione, la rivitalizzazione dei centri urbani e il rafforzamento delle politiche a tutela delle fasce più deboli.

Il secondo ordine del giorno a firma lunga – Bucci, Tononi, Marini, Valenti, Baritussio e Galasso del PdL, Sasco per l’UDC, Asquini e Ferone del Part.Pens., Narduzzi e Razzini per la Lega Nord – impegna la Giunta a valutare, dopo il primo anno d’attuazione, gli effetti degli articoli 3 e 4 in tutte le aree confinarie della regione.

CR: riforma commercio, dichiarazioni di voto (14)

30 Ottobre 2008, ore 22:15

(ACON) Trieste, 30 ott – AB – Nel corso delle dichiarazioni di voto, Igor Kocijancic (SA) ha ricordato di aver votato contro la legge Bertossi e di fare altrettanto con questa legge, definita deludente.

Una buona legge per Roberto Asquini (Misto), perché risolve tanti piccoli problemi e propone soluzioni equilibrate. Avrà però bisogno nel tempo di continui adeguamenti.

Alla legge Bertossi andavano tolti gli eccessi – ha puntualizzato Edoardo Sasco (UDC) – ed è quello che abbiamo fatto, mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale, dando risposte concrete e in tempi brevi.

Gianfranco Moretton (PD) ha evidenziato le contraddizioni e le spaccature della maggioranza, il disinteresse per la montagna. Con 30 festività questa legge è riuscita a superare le 29 della legge Bertossi, nonostante i proclami della Lega e gli impegni di Tondo.

Buona legge per Luigi Ferone (Part.Pens.), che trova in essa un giusto equilibrio tra le esigenze della grande distribuzione e le necessità delle piccole e medie imprese commerciali.

Legge importante per le ricadute concrete che avrà. Così Daniele Galasso (PdL) che ha anche elogiato quanti hanno saputo fare un passo indietro nell’interesse generale di questa regione.

Per Maurizio Franz (LN) la legge presenta diversi aspetti positivi: cancella la deregulation, pone regole chiare, certe, uguali su tutto il territorio regionale, introduce numerose semplificazioni, sostiene le imprese. Rimane una certa insoddisfazione per le troppe aperture domenicali.

CR: approvata legge riforma del commercio (15)

30 Ottobre 2008, ore 22:17

(ACON) Trieste, 30 ott – AB – Il Consiglio regionale ha approvato la legge che riforma la normativa sul commercio con 30 sì e 15 no. A favore si sono espressi PdL, UDC, LN, Asquini (Misto) e Ferone (Part.Pens); contrari PD, IdV-Citt e SA.

Una Risposta a “Approvata la nuova legge regionale del commercio”

  1. Sergio Spinella Dice:

    Buon giorno, non so se mi sto rivolgendo nel giusto posto.
    comunque vorrei sapere se esiste un sostegno di chi ha partiva IVA commercio ambulante non alimentare (mercatini
    d’antiquariatoe usato ) e non ce la fa piu’ con le spese
    iva inps etc. etc. ed e’ intenzionato a chiudere l’attivita’
    mi sembra d’aver sentito ci fosse un sostegno mensile
    per chi consegna la licenza.
    mi potete aiutare con delle informazioni reali e precise?
    grazie e distinti saluti Sergio Spinella Padova

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